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Villa Mussato Busetto

Villa Mussato Busetto

Busiago durante il Medio Evo era una località importante, proprietà del vescovo di Padova. Nel 1278 ne era signore Viviano de Muso, capostipite della famiglia Mussato. Più tardi, a metà del ‘400, Galeazzo Mussato della Concariola fece erigere la chiesa parrocchiale che fu completata nel 1461 e con bolla del Papa Pio II°, ne ottenne lo juspatronato, cioè il potere di nominare il parroco, potere esteso in perpetuo alla famiglia Mussato.

Nei primi anni del ‘700 Vitaliano Mussato ottenne dalla Repubblica di Venezia il permesso di usare l’acqua del fiume Brenta attraverso i canali del Cioro e del Ghebbo. Questo gli permise di avviare una risaia di 200 campi. La produzione di riso gli garantì abbastanza ricchezza per ristrutturare la propria casa, e divenne la villa visibile oggi. Aggiunse un corpo anteriore padronale in stile neoclassico, composto di due saloni affrescati e una scala centrale. Sulla facciata e all’ingresso mise il suo stemma di famiglia: il “musso” rampante. Infine, aggiunse le grandi barchesse, utili per immagazzinare riso e cereali raccolti nei campi.

Con l’occupazione napoleonica della Repubblica di Venezia la famiglia Mussato decadde. Nel 1869 la proprietà passò alla famiglia Busetto. La risaia continuò a funzionare fino agli inizi del novecento, però non aveva più il ruolo centrale di prima. Nel 1912 fu installato un mulino perché erano più importanti le coltivazioni di mais e frumento.

Nel 1918 la proprietà venne requisita per ospitare un aeroporto militare dal quale partivano missioni di ricognizione e di offesa verso le trincee del Grappa, del Montello, e del Piave. Fino agli anni ’60 l’economia del posto è stata rurale, le barchesse della villa erano abitate da famiglie di contadini, mezzadri, servi.

Per gli abitanti di Busiago la villa era importante anche dal punto di vista religioso, sono infatti presenti due immagini sacre in barchessa: un Sant’Antonio e una Madonna, queste erano meta di processioni in occasione delle più importanti festività della liturgia religiosa: Corpus Domini, Sant’Antonio, Madonna del Rosario e Cristo Re. Venivano celebrati imponenti cortei che, partendo dalla chiesa parrocchiale, attraversavano il cortile interno, visitavano i santi ed uscivano di nuovo in strada dal cancello padronale. Durante la processione del Venerdì Santo la strada veniva riempita di ceri colorati, e i bambini mettevano ceri galleggianti nel Ghebo. Tutte queste tradizioni si sono perdute nel tempo, le processioni hanno preso altre strade, solo quella del Venerdì Santo si svolge ancora, ma senza entrare nella proprietà, e invertendo la marcia all’altezza del mulino.

A Villa Busetto oggi si tengono manifestazioni culturali: da quasi vent’anni si svolgono eventi per artisti locali: pittura e scultura, spettacoli di musica e recitazione.

Le Risare è un agriturismo situato nelle barchesse e comprende: sala per ricevimenti e matrimoni, bed and breakfast con sei camere arredate sul tema storico. A disposizione degli ospiti: parco-giardino per servizi fotografici, buffet e antipasti. Ampio parcheggio interno.

Aviocampo durante la prima Guerra Mondiale

Nella fredda mattina del 7 dicembre 1917 inizia la storia dell’aeroporto militare di Busiago con la formale comunicazione di requisizione della proprietà Cesare Busetto da parte del Sindaco di Campo San Martino. Con Caporetto appena alle spalle la situazione è drammatica: non è una ritirata strategica quella in atto, ma un vero e proprio crollo emotivo che travolge tutti. Bisogna arretrare reparti, installazioni, comandi e la grande campagna di Busiago offre le condizioni ideali per installare piste, ricoveri, soldati della nuova arma: l’aeronautica. “D’ordine del Comando Supremo-Ufficio Servizi Aerei, il prato detto di San Donà e adiacenze dovrà essere sistemato per farne campo d’aviazione. I lavori saranno iniziati subito” si legge sull’atto di occupazione firmato dal Tenente Ing. Vittorio Almagià … sul retro del suo biglietto da visita (!). In pieno inverno cominciano i lavori, vengono interrati fossati e canalette di irrigazione, costruite nuove strade di accesso, tracciata la pista, costruite le baracche per il personale militare (“senza finestre”, come ricorda in una lettera uno dei piloti). La pista, lunga circa 500 metri in direzione nord – est, porta diritta alle colline del Montello. Per gli aviatori italiani pochi minuti di volo in linea retta sono sufficienti per giungere in zona di combattimento, faccia a faccia col nemico. A giugno del ’18 sul Piave infuria la battaglia decisiva scatenata dal nemico, cade Francesco Baracca. A Busiago tutto è ormai pronto con l’arrivo delle squadriglie: l’89.ma e la 90.ma riunite nel XXII Gruppo al comando del Capitano Francesco Fourquet e assegnato alla Massa da Bombardamento.

In agosto le sorti della guerra sono ancora incerte e le incursioni aeree da entrambe le parti (il nove D’Annunzio vola su Vienna) si susseguono con bombardamenti nemici anche nei centri vicini a Busiago (Cittadella e Castelfranco) per cui si parla insistentemente di ingrandire l’aeroporto militare con l’arrivo di nuovi reparti. Il XXII Gruppo partecipa attivamente alla battaglia di Vittorio Veneto con attacchi al suolo a basi, ferrovie, truppe in movimento. Il solo giorno 27 ottobre manda ben trenta missioni contro il nemico. Il repentino crollo tedesco e la battaglia di Vittorio Veneto pongono fine al conflitto, ma lo smantellamento della struttura militare sarà lunga e per alcuni versi tragica: il 12 dicembre si schianta dopo un volo di prova il comandante della 89.ma squadriglia, tenente Carlo Roccari.
La guerra, giunta a Busiago sulle ali degli SVA 5 lascia una situazione di grande difficoltà causa la perdita dei raccolti e lo sconvolgimento delle pratiche agricole.

La disperata necessità di trovare sostentamento qui, come nei paesi vicini, è documentata dai lunghissimi elenchi dei poveri del comune dai quali attingere manodopera per la riconversione dei fondi agricoli requisiti e dai numerosi scritti di richiesta di lavoro. Tutto ciò contrasta con l’esasperante lentezza della burocrazia militare, oberata da mille necessità, nella restituzione dei fondi e nel pagamento dei risarcimenti: non si esita a interessare il Ministro dell’Agricoltura in persona. Nell’estate del 1919 l’ultimo militare lascia Busiago, le squadriglie riorganizzate volano in Africa (Libia), la campagna viene definitivamente ripristinata nel 1921. Nulla sarà più come prima…

Affresco di Sant’Antonio da Padova nel mulino

Il mulino, azionato dalle ruote che prendevano il movimento dal Ghebbo Mussato, funzionava giorno e notte, condotto dal mugnaio Candido Mietto, detto “Zanella” e dai due figli, i gemelli Candido e Giacomo oltre che da molti garzoni e lavoranti, e gli agricoltori del circondario vi si recavano per macinare il proprio frumento o il mais.
Sant’Antonio, col Bambino in braccio, si trova all’ingresso del mulino, a sinistra dell’androne guardando verso l’interno, sopra la porta di accesso dell’abitazione dei mugnai.

E’ stato dipinto, su commissione del mugnaio Candido Mietto, da un viandante, negli anni successivi alla Grande Guerra. Sembra che questo artista fosse di lingua tedesca, probabilmente un pellegrino di passaggio che aveva trovato ospitalità per qualche notte al mulino. Non si hanno notizie certe di costui né se ne conosce il nome; il dipinto infatti non presenta scritte né alcuna firma. Di certo si sa che protesse e portò fortuna alla famiglia, perché l’attività dei mugnai crebbe florida per molti anni.

Statua della Regina del Rosario nel portico del granaio

Per la Madonnina invece non è possibile stabilire una datazione, quindi è ipotizzabile che essa appartenga ad un’epoca anteriore all’affresco.
Scolpita in legno, si trova all’estremità est dello stesso grande portico che inizia col mulino, nella sua nicchia pure in legno circondata da un motivo dorato, racchiusa in una vetrina e con sopra un architrave recante la scritta “REGINA SS. ROSARII. O(REMUS): l’ultima parola è incompleta, mancando una parte di intonaco.
Il portico termina col cancello che conduce alla campagna. Tra l’immagine sacra ed il cancello si trova la porta di quella che fu la piccola abitazione di Romano Cocio, cocchiere e famiglio di casa Busetto tra le due guerre.


Fonte: I capitelli di Campo San Martino – Francesco Mazzonetto

Villa settecentesca con una tenuta di oltre 100 ettari. L'agriturismo Le Risare occupa le sue barchesse.

Indirizzo

Via Stradone 2
35010 - Campo San Martino, Padova

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