Alberello in via Stradone

Nella campagna di Busiago, sulla sinistra di Via Stradone in direzione di Villa del Conte, poco prima di Via Risaretta, si staglia una piccola tuja sola soletta tra i campi coltivati.
A sud di essa, quasi completamente avvolto dalle fronde, un pilastrino in legno alto circa due metri porta alla sua sommità un tabernacolo verde, con dentro una statuetta della Madonna di Lourdes.
Si tratta di un manufatto posto in quel luogo per grazia ricevuta, in occasione di un fatto avvenuto oltre cinquant’anni fa, subito dopo la II^ Guerra Mondiale.
All’epoca quella campagna, con la grande casa che vi insiste tuttora, era proprietà della famiglia Fabris di Cittadella, ed era condotta a mezzadria dalla famiglia Zanetti. Era una famiglia molto numerosa, composta da ben ventidue persone.
Un giorno una cavalla si imbizzarrì e scappò dalla stalla, imboccando al galoppo la carreggiata dei campi che portava dietro la casa, verso nord. Proprio sulla carreggiata si trovava a giocare un bambino di circa tre anni e sembrava che la cavalla finisse per travolgerlo. Invece all’ultimo istante, quando ormai gli era quasi addosso, lo saltò, ed egli non ebbe nemmeno un graffio.
Alla famiglia Zanetti sembrò che una mano celeste avesse evitato la tragedia, e piantato sul luogo stesso un albero di oppio (ontano) vi affissero un quadretto con l’immagine della Madonna col Bambino, rinnovando così la tradizione che vuole come un tempo i capitelli fossero semplici immagini, o statuette poste sui rami degli alberi al limitare delle proprietà rurali.
Dopo dieci o quindici anni gli Zanetti se ne andarono in Lombardia a cercare fortuna, e il loro posto alla conduzione della campagna venne preso dalla famiglia dei Bonato che, acquistata la proprietà, vi abita tuttora.
Trovata l’immagine sacra sull’oppio ormai rovinata, gli piacque l’idea di rinnovarla, e acquistarono una statuetta della Madonna di Lourdes, commissionando inoltre al meccanico Renzo Gardin un tabernacolo in ferro per proteggerla dalle intemperie.
Al posto dell’ontano piantarono una tuja, e davanti vi posero un pilastrino in legno con sopra il tabernacolo del meccanico Gardin.
Negli anni la tuja è cresciuta e ora avvolge in un abbraccio l’effigie sacra, alla quale i contadini rivolgono un saluto riverente ogni volta che si recano al lavoro nei campi.
Fonte: I capitelli di Campo San Martino – Francesco Mazzonetto






