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Capitello di Via San Lorenzo

Capitello di Via San Lorenzo

Secondo ricordi tramandati dagli anziani, è certo che l’attuale capitello, sebbene molto vecchio, non sia stato il primo a proteggere la contrada. Sostenevano questi come nello stesso luogo vi fosse un capitello in legno, a protezione di una Madonna Nera in gesso, alta circa sessanta centimetri. Questa Madonna dopo la sua sostituzione è stata conservata a lungo dalla famiglia di Silvio Bergamin, per essere eliminata circa vent’anni fa quando ormai si presentava gravemente rovinata dalla vetustà.

Nell’autunno dell’anno 1929 il confine tra le due parrocchie di Busiago e Campo San Martino venne spostato dal Riale alla Piovetta ed il capitello di Bergamin ne segnò i nuovi limiti, acquistando così l’importanza di capitello di confine che prima non aveva. Questo fatto probabilmente spinse l’allora parroco don Agostino Pieretto a prevederne la valorizzazione, dato che in quegli anni doveva versare in cattive condizioni.

Nell’archivio parrocchiale di Campo San Martino sono infatti conservati alcuni documenti datati 1934, dalla cui interpretazione è stato possibile farsi un’idea sull’aspetto del capitello, e sui lavori di trasformazione che vi furono compiuti: il primo è un quadernetto intitolato “Capitello di S. Lorenzo” datato giugno 1934 e riportante le entrate e le spese per lavori di trasformazione del capitello: costruzione di una nicchia e di un altarino per alloggiarvi una nuova statua della Madonna, lavori eseguiti dal muratore Luigi Cesaro. Tra le entrate è segnato il ricavato di una cena avvenuta il 4 giugno 1934, ed i proventi di una lotteria tenuta nell’ambito della cena stessa. Il secondo è una fattura della Ditta F.lli Tommasin fu Candido di San Giorgio delle Pertiche data 05 giugno 1934 per la costruzione, fornitura e posa in opera di una statua raffigurante una Pietà per il capitello di Via San Lorenzo.

Negli anni ’60 il capitello venne dotato di una campana per chiamare a raccolta i fedeli in occasione delle cerimonie di maggio. Pesante 60 kg, dapprincipio venne montata sul tetto, ma le vibrazioni che produceva facevano vibrare tutta la struttura, e così venne spostata in un sostegno a se stante. Nell’anno 1980 il dott. Aristide Finco donò la seconda campana, delle stesse dimensioni e peso della prima. In onore di Alberto, il nipote coinvolto in un rapimento risolto con successo, la chiamò “Alberta”. Il montaggio di entrambe richiese un apposito sostegno, e così Silvio Bergamin realizzò il traliccio metallico che vediamo tutt’oggi dietro il capitello stesso.

Nel tempo il capitello non ha subito spostamenti, data la sua posizione abbastanza arretrata che non ostacola la viabilità. È stato ed è sempre amato dai contradaioli, presenti in gran numero alle funzioni del Mese mariano e sempre prodighi di offerte per la sua manutenzione; è stato possibile così nel tempo eseguire significativi miglioramenti, come la copertura in rame del tetto, poi la vetrata a protezione della Madonna ed il cancello in ferro finemente battuto.

Dal 1977 al 1995 regolarmente ogni anno si è organizzata la cena del capitello, con tavolate sino a duecento persone, ospitate presso famiglie del vicinato o in un capannone eretto per l’occasione. Dal 1999 poi, il parroco don Alfredo Neri ha dato nuovo impulso alla devozione riprendendo nel mese di Maggio l’uso di celebrare le rogazioni, con la Messa e la benedizione delle crocette da piantare nei campi. Inoltre nel periodo di Avvento e Quaresima teneva in questa zona, valorizzando il capitello, i centri di ascolto della Parola di Dio. Celebrava infine la festa annuale del Capitello il giorno della Madonna del Carmine (16 luglio) con la Messa e la festa presso la famiglia Bergamin.

Durante l’estate e l’autunno 2004 il capitello è stato profondamente restaurato e risanato. Promotrice è stata Lucia Zanarella che, nel corso di alcuni filò tra i contradaioli presso la sua baracca, intitolata al padre Giuseppe “Bepi Vaccaro”, ha raccolto i primi fondi. Una impresa edile, del tutto gratuitamente, ha tagliato la struttura ed inserito un foglio di materiale isolante. Il lavoro è proseguito con il rifacimento dell’intonaco deteriorato dall’umidità, la realizzazione di un nuovo pavimento in marmo, il restauro delle porte in ferro battuto, la realizzazione di un sagrato in cubetti di porfido.
Hanno collaborato persone di tutta la contrada, in particolare Antonio Frigo, muratore, aiutato da Vittorina Bergamin, Angelo Pegoraro, Eugenio Zanarella, Adriano Bellato, Giovanni Bizzotto, guidati dal geometra Enrico Chilò che ha anche eseguito il disegno del nuovo pavimento. Paolo Pegoraro ha adattato e restaurato le porte in ferro battuto mentre il pittore edile Milo Lucatello ha realizzato la nuova tinteggiatura. Silvio Bergamin ha rinforzato il campanile e il parroco Don Alfredo Neri ha fatto restaurare la statua della Pietà. Si tratta di un notevole esempio di venerazione di una contrada per il proprio capitello, unito ad un senso di coesione tra le persone difficilmente riscontrabile ai giorni nostri.


Fonte: I capitelli di Campo San Martino – Francesco Mazzonetto

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