Capitelbello

Il vecchio “Capiteo” è il decano dei capitelli di Campo San Martino ed anche il più rappresentativo dell’intero paese. È rimasto per secoli al centro dell’incrocio tra la statale Valsugana (Via Provinciale) e la provinciale Desman (Via Caselle). La sua presenza ha dato il nome a quella località che tutti conoscevano, nel raggio di chilometri anche fuori del nostro paese. La storia del Capitelbello è tracciata in modo molto chiaro dalle lapidi poste al suo interno.
Oggi il vecchio “Capiteo” non è più al suo posto in mezzo a Via Caselle, al limite della Statale, posto che aveva occupato sin dal 1686 quando fu costruito dalla famiglia Mion, come recita la lapide.
Non si conosce la forma del Capitelbello precedente il 1896, però che fosse posizionato proprio lì, al centro dell’incrocio, ce lo conferma il Catasto Napoleonico del 1809, prima rappresentazione grafica che abbiamo della zona, e tale lo ricordano certamente tutti i paesani che hanno superato i cinquant’anni di età.
Ricordano certamente anche quel mattino di metà ottobre 1970, quando la ruspa dell’ANAS, senza tanti complimenti, gli diede una spinta da ovest verso est facendolo rovinare al suolo, tra lo sgomento dei presenti. E ricordano con sdegno come la statua della Madonna fosse stata, pochi minuti prima, deposta dal suo piedistallo, caricata sulla benna della stessa ruspa e portata senza cerimonie in canonica.
Da alcuni anni il Capitelbello ha ripreso ad esistere, grazie alla forte volontà della popolazione della contrada ed all’ex voto della famiglia Finco; ma la posizione non è più quella originale, e lì dove si trova ora è più difficile notarlo. L’architetto Vincenzo Mastropasqua ha eseguito il disegno partendo dalle vecchie fotografie del manufatto; la famiglia Finco, in memoria del figlio Alberto, morto tragicamente, ha offerto il terreno e finanziato una parte dei lavori; tutte le parti in ferro (quelle originali donate dal conte Cittadella nel 1886) restaurate.
Finalmente, dopo oltre vent’anni dalla demolizione, si iniziò l’edificazione e domenica 4 ottobre 1992 si tenne la solenne inaugurazione, con la processione aperta dalla statua della Madonnina che tornava nel suo “Capiteo”.
La località ha perduto l’importanza che da secoli aveva rivestito, quella di punto nodale del Comune, da cui ci si metteva in comunicazione col Mondo: già nel 1877 vi era qui la fermata del servizio di trasporto passeggeri e postale da Padova a Bassano e viceversa, effettuato con diligenze a cavalli.
Per chi partiva la Madonna del Capitelbello era l’ultima immagine del proprio paese, e noi sappiamo quanti paesani sono partiti emigranti, quanti sono partiti per le guerre, senza più tornare.
Notizie belle e brutte, speranze e delusioni sono passate nei sacchi postali scaricati al “Capiteo”; qui, nel muro di casa Dalla Pria si trovava la cassetta per l’impostazione delle Regie Poste, comoda in questo luogo di passaggio obbligato, per imbucare lettere e cartoline. Da qualche anno anche questa è stata tolta: la raccolta di missive era ormai divenuta troppo scarsa per giustificarne l’esistenza in quella località.
Il conte Alessandro Cittadella Vigodarzere, per il motivo che in seguito menzioneremo, volle contribuire alla realizzazione del sacello donando le cancellate e tutte le parti in ferro battuto; e volle farle di consone dimensioni al fine di far risaltare la propria munificenza. Certo sarebbero parse stonate in un edificio di piccole dimensioni.
Il motivo della donazione, come succederà poi nel 1992, si deve ad una morte prematura; il nobile conte intendeva ricordare una sua figlioletta volata al cielo ancora bambina.
Questa circostanza è confermata da una lettera della contessa Andreina Ferrari Cittadella Vigodarzere datata a Villa Bolzonella il 18 agosto 1940 ed indirizzata al parroco di Campo San Martino, al quale raccomanda “il caro Capitel Bello che il mio adorato Benedetto Papà ha offerto in onore e memoria di una mia sorellina volata al cielo”.
La devozione della contessa Cittadella Vigodarzere è testimoniata da altre lettere ai parroci, e confermata dalla generosità con cui si accollava quasi interamente le spese dei vari lavori di miglioramento e restauro del Capitelbello, come nel 1935 per il montaggio di una lampada elettrica, e nel 1939 per il rifacimento del pavimento e la tinteggiatura e decorazione interna ed esterna.
Si nota una discrepanza tra quanto riportato nella lapide del 1896 da don Bragiola: “l’effigie dell’Immacolata, piedestallo cancelli lampada e croce è dono del nobile conte Alessandro Cittadella Vigodarzere” e quello che scrive nel 1940 la contessa Andreina “il caro Capitel Bello che mio papà ha offerto in onore e memoria di una mia sorellina volata al cielo”.
Secondo la lapide quindi il capitello sarebbe stato eretto dalla parrocchia, e solo le parti in ferro donate dal conte, mentre secondo la contessa sarebbe stato offerto interamente dal padre Alessandro. Di certo il terreno in cui insisteva non era proprietà privata, ma apparteneva alla strada comunale Via Caselle.
Non si sono finora trovati documenti che chiariscano questo mistero.
Fonte: I capitelli di Campo San Martino – Francesco Mazzonetto
Foto storiche: Collezione Ido Palliotto, Vittorio Carlo Ferrari













